Qualcuno con cui correre – David Grossman

 
 

Qualcuno con cui correre, pubblicato nel 2000, è un romanzo di David Grossman, uno scrittore israeliano, nato nel 1954 a Gerusalemme. Ha studiato filosofia e teatro all'Università Ebraica di Gerusalemme ed è uno dei più grandi narratori contemporanei.

Qualcuno con cui correre è un romanzo ambientato a Gerusalemme, che ha come protagonisti due giovani ragazzi: Assaf e Tamar. Le storie dei due ragazzi si svolgono parallelamente, finché i due personaggi si incontrano, dando vita ad un'unica storia. Tra la storia di Assaf e quella di Tamar c'è un mese di differenza, durante il quale Tamar attua un "folle" piano di salvataggio nei confronti del fratello Shay, il quale è scappato di casa, dopo una lite col padre, ed è entrato in un giro vizioso di droghe. Shay fa l’artista di strada e vive in un “ostello” per sbandati. Quest’ostello è gestito da un criminale che, aiutato dai suoi scagnozzi, fornisce droga ai ragazzi per poterli sfruttare.
I due protagonisti sono destinati ad incontrarsi grazie a Dinka, una cagnetta molto intelligente, la quale può essere considerata una sorta di personaggio "chiave". Dinka è stata affidata ad Assaf, affinché lui trovi la sua padrona. Seguendo Dinka, Assaf incontra strani personaggi, legati tutti, in qualche modo, a Tamar.

Il romanzo affronta i temi dell'amicizia e dell'amore per la famiglia. Tra Shay e Tamar c’è un legame speciale, lei non l’ha mai “lasciato andare”: al contrario dei genitori che non hanno mai cercato il figlio con convinzione, Tamar non si è mai rassegnata alla perdita del fratello e ha sempre creduto che Shay potesse tornare “come prima”, sempre ammesso che una persona che si chiude in se stessa, afflitta da un problema che la distrugge, possa tornare come prima, esattamente quella di prima. Lei sa che l’aggressività di Shay (verso se stesso e verso i genitori) deriva dalla sua estrema vulnerabilità: Shay – dice Tamar - è nato “senza pelle”. Da quando Shay, con la droga, ha perso il controllo di se stesso, il suo mondo è diviso in due: la dose e il resto. La sua esistenza è un peso.
L’impresa di Tamar è folle: una sedicenne, da sola, non ce la farà mai a liberare il fratello dalla dipendenza e dal delinquente che lo tiene prigioniero, perché spera che lui, il Jimi Hendrix del gruppo, possa fare la sua fortuna.
Come fa una ragazzina a combattere da sola contro tutto questo?
Ha bisogno di appoggiarsi a qualcuno di più grande, che la aiuti. Un adolescente, spesso, vuol fare tutto di testa sua, parte in quinta pensando di farcela senza aiuti, ma in realtà non è così. Oltre all’entusiasmo, alla voglia di fare, ci dev’essere anche l’esperienza e la maturata consapevolezza di ciò che si va a fare, la valutazione dei rischi che un’impresa comporta, degli “incidenti di percorso” che potrebbero ostacolarla. Molto spesso un adolescente non ha queste capacità, ma ha una grande forza: quella di buttarsi anima e corpo in quello che fa. E Tamar si butta anima, corpo, mente e cuore. Alla finzione di indifferenza dei genitori contrappone il suo bisogno di rispondere alla richiesta d’aiuto del fratello, di prendersi cura di lui e prepara nei minimi dettagli il suo piano: leva tutto dalla sua casa e lo porta alla stazione, per non lasciare tracce, chiede aiuto a Leah, la sua migliore amica, una ex tossicodipendente che la aiuta a prepararsi all’impresa e durante la fuga per mettere in salvo il fratello.
Non si lascia mai distrarre, opera con perseveranza e concentrazione per raggiungere il suo obiettivo, dimostrando una grande capacità di progettazione e una grande forza nella realizzazione.
Rispetto al padre che dice che la "faccenda" di Shay non lo riguarda più, lei si prende cura del fratello, la salvezza del quale diventa il suo obiettivo.
Nei giorni della disintossicazione la sofferenza e le difficoltà di Shay e Tamar diventano terribili. L'unico sbaglio, che secondo me commette, è quello di pensare di potere da sola sostenere il peso della disintossicazione di Shay. A questo punto interviene Assaf, che riesce a riportare Dinka dalla sua padrona e che aiuta in modo determinante Tamar: ce l’avrebbe fatta senza di lui?
Forse il premio per un’adolescente impegnata senza riserve come Tamar è questo: incontrare chi cerca proprio lei, qualcuno che, come lei, si è preso a cuore la sorte di un’altra persona.

Il romanzo di Grossman è avvincente: con linguaggio scorrevole e con sapienza narrativa, il narratore coinvolge nella vicenda e, contemporaneamente, pone delle domande, le risposte alle quali non sono niente affatto scontate.

 
 

Noemi Ronchi