LATLETA MASCHERATO - Andrea Uberti  
 


LATLETAMASCHERATO ovvero una… gran bella prestazione!

Ho letto con vivo interesse LATLETAMASCHERATO che già dal titolo è intrigante per almeno due motivi: il primo per l’assenza di un apostrofo e il secondo perché l’autore è un “collega” con il quale siamo in sintonia nel considerare l’Atletica (con l’apostrofo!) la disciplina che ci affascina seppur in modo diverso.
Lo stupore è quello che ti prende quando mai avresti pensato che un conoscente, un amico, scrivesse un libro: è capitato con Andrea e debbo convenire che, quanto a scrivere sa farlo e assai bene, anche se la prima parte del libro, e gliel’ho confessato, mi è parsa assai cerebrale e poco in sintonia con quanto mi è stato insegnato ed ho amato al momento di scrivere ”Togli tutto il superfluo, lascia l’essenziale”. Non è una critica, è un pensiero personale e con la schiettezza di sempre lo segnalo.
Certamente le qualità del libro stanno in una amore intenso per L’Atletica, ma anche per la vita, per un sincero e profondo sentimento, per la gioia di viverla (Vita e Atletica) al massimo, cogliendone significativamente lati profondi e, a molti, imperscrutabili.
Andrea scrive bene e lo si nota nello stile che parrebbe ricercato, ma è come il suo modo di fare che inizialmente può apparire presuntuoso, quasi scostante per la sicurezza che emana, ma che in realtà, scavando o quantomeno osservando le poliedriche sfaccettature del narratore, ti fa comprendere come ci siano tante verità, tante soluzioni, tante ipotesi ed in questo mare di situazioni un po’ ti sembra di annegare… ma c’è sempre una boa alla quale puoi appenderti, sostare e riprendere fiato.
Quello che, secondo me, riesce meglio ad Andrea è certamente l’ immergersi al 100% nel suo MAREATLETICO (mi è venuta voglia di imitarlo e rompere gli schemi!) come nel capitolo “La menzogna di Dick Fosbury”. Vi ho trovato un lampo di creatività ben amalgamato con l’amore per l’atletica così come creativo era stato il gesto a gambero del salto di Fosbury, assunto a idolo, ma qui ricondotto a figura di secondo piano rispetto all’altro idolo per cui Andrea parteggia: Vladimir Yashchenko! Il tifo di Andrea per Volodja è particolare, frutto di un pensiero originale descritto in modo davvero stupendo e trovo meritatissimo che il brano abbia vinto un concorso dedicato ai “Racconti Corsari”. (Io quel salto l’ho visto con i miei allievi !!!!)
Con la stessa commozione ho gradito brani di immedesimazione dell’autore con la Regina degli sport: in Ombre Rosse l’esperienza malinconica e paradossale di un abbandono della pista e di una chiusura mentale verso un impianto considerato polivalente, ma monopolio del calcio e mortificante per gli appassionati di ATLETICA che tuttavia non si sono allontanati, ma hanno tenuto duro “con la consapevolezza che il rispetto di se stessi a volte impone anche di essere capaci a non farsi mettere in un angolo e di saper pretendere il proprio posto sulla propria corsia” (Stupendo)
Ci sono altri passaggi che ti restano impressi, memorabili, autentiche “perle” come nel brano dedicato ai (Non) Saranno famosi dove si smentisce clamorosamente il detto che “non ci sono più giovani che fanno atletica” con tanto di nomi, statistiche, osservazioni e analisi azzeccate, giudizi che spiegano benissimo la differenza fra popolarità e notorietà e quel che ne consegue, la stilettata feroce, ma azzeccata, tirata ai mezzi di informazione che non possono segnalare un tempo di 10”62” se sono i primi a non conoscerne… il valore! (E questo vale anche per altri “tempi e misure”, l’essenziale dell’Atletica).
Mi piace LATLETAMASCHERATO quando scende nel centro del problema, sportivo, segnalando (vedi Miracolo in campo) “come la TV e i giornali si sdegnano e accusano la stupidità e l’ignoranza delle persone che arrivano a provare odio semplicemente per il diverso colore della pelle: giusto! Stranamente viene molto più tollerato che le persone possano odiarsi per il diverso colore delle maglie… Questa seconda stupidità non ha nulla da invidiare alla prima”
In questo libro, ad una prima lettura, sono stato attratto dalle cose, dalle situazioni, dalle esperienze che mi avvicinano ad Andrea come “allenatore”, parola che non mi è mai piaciuta perché mi sono sempre più ritrovato in “maestro” per la professione che ho esercitato a lungo. Ho apprezzato moltissimo che Pietro, uno dei protagonisti del libro, “capiva che per un maestro c’è soltanto una parola che ha un potere formidabile. Una parola che non va sciupata e che deve essere usata con moderazione. bravo! “
Ecco il “bravo” glielo voglio dire sinceramente, anche se in questa recensione non trovano posto i conflitti fra i protagonisti, la loro storia, i loro sogni, le paure di un futuro che ci renderà macchine, ecc
Nella prima lettura ho scovato, a pelle, queste belle corrispondenze, per altre dovrei intervistare l’autore, carpirne un po’ quanto di autobiografico c’è in questi personaggi, anche se già gli… asini mi mettono, credo, sulla buona strada...
Ad ogni buon conto il libro è bello, ma… non stressare i piccoli con la richiesta di recensioni! Ne capiranno l’autentico messaggio fra qualche anno: specialmente quelli con i quali lavori con tanta energia, tanta gioia, tanta dedizione e competenza, qualità delle quali noi “audacini” ti siamo grati.
Certo, non si vive di gratitudine, ma… accontentati.
Intanto Grazie!

 
 

Paolo Ortolani