Un anno sull'altipiano - Emilio Lussu  
 

Trama
Il libro, come precisa l'autore nella sua nota iniziale, non è una storia romanzata, ma solo ricordi riferiti ad un anno dei quattro di guerra. Si potrebbe pertanto definire questo libro un memoriale in quanto l'autore ha rievocato la "grande" guerra così come l'ha vissuta personalmente.
L'idea gli è stata suggerita dall'amico Gaetano Salvemini il quale gli aveva chiesto di scrivere le sue memorie sulla guerra.
Le motivazioni ideali che avevano spinto Lussu vengono presto messe in crisi dalla tragica realtà del fronte; in particolare l'incapacità degli alti comandi o per i banali errori strategici e tattici che venivano commessi oppure ancora i sadici ordini da generali fanatici ed esaltati
Il discorso con cui si apre il libro introduce una delle principali problematiche culturali e sociali che Lussu vuole affrontare: come viene vista la guerra dal di fuori e come invece viene vissuta in prima linea.
Attraverso il discorso del sindaco di Aiello, Lussu vuole rappresentare la gente, quei civili che guardano la guerra dal di fuori, così la idealizzano come evento nobile ed eroico, senza vederne gli aspetti più tragici e drammatici. Nel discorso, così come in tutto il libro, trapela quell'ironia che è presente in tutta la scrittura e lo stile dell’autore.
Nelle pagine successive Lussu si sofferma a descrivere le battaglie avvenute nei pressi di Monte Fior, in particolare quegli stratagemmi che i suoi compagni adottavano per vincere la paura, la depressione e la stanchezza che questa guerra portava. C'è chi per esempio cerca di prepararsi liquori artigianalmente, o chi senza cognac (il quale veniva frequentemente fornito dalle retrovie) non riesce ad affrontare la battaglia; ricordando la frase del tenente colonnello, il quale parlava lentamente e beveva lentamente, che diceva "io mi difendo bevendo. Altrimenti sarei già in manicomio..." fa capire lo stato d'animo dei soldati, anche delle cariche più alte, che erano diventati dipendenti dall'alcool, uno dei pochi modi per sopravvivere alle asperità della guerra.
Un altro importante tema trattato riguarda la precarietà della vita in guerra: non si avevano certezze e non ci si poteva distrarre o sporgere un attimo dalle trincee e dalle feritoie che le mitragliatrici austriache avevano già sparato. Lo stesso Lussu vede morire molti suoi amici e compagni. Spesso queste morti potevano essere evitate.
Un fatto che colpisce è quando, nel capitolo VII, viene introdotta la figura del fanatico Generale Leone, quest’ultimo si affaccia dalla trincea sotto gli occhi di Emilio e del caporale.
Le fucilate austriache non riescono a colpire l’uomo, che ora, orgoglioso del suo gesto “eroico” dice all’altro : ”Caporale, se non hai paura, fai ciò che ha fatto il tuo generale!” Nonostante il gesto fosse inutilmente rischioso, il caporale per non aver da discutere, obbedì all’ordine del suo superiore. Si affacciò alla trincea. Dal fronte austriaco partirono dei colpi, ma prima che il generale potesse ordinargli di scendere una pallottola lo prese al petto tramortendolo, “Un Eroe”- disse Leone - “un autentico eroe della patria!” e poi se ne andò.
Altro aspetto che è bene sottolineare è il tempo nella guerra. Nel libro ci sono dei momenti che l’autore ricorda dettagliatamente, come gli assalti, che nonostante occupino pagine del racconto, nella realtà durano pochissimo. Al contrario quando si sta in trincea, ogni attimo trascorso è un momento di vita guadagnato; in queste situazioni il tempo non passa più e si teme una granata o un assalto. E’ molto difficile contare il tempo in guerra perché la precarietà della vita e quindi del tempo, fanno sì che in guerra niente sia simile a come lo si pensava prima.

Parere Personale
Questo libro, non è un romanzo per sensibili, bisogna riuscire a proseguire, nonostante le descrizioni (talvolta troppo dettagliate) che ti fanno rabbrividire.
Purtroppo mentre lo si legge bisogna tener conto che i fatti raccontati sono accaduti per davvero, bisogna essere saldi nello spirito per riuscire a finir di leggerlo.
Questo libro non è scritto da un grande autore, ma da un semplice uomo, un adulto, che per scrivere deve fare affidamento al suo intero vocabolario.
E’ un libro che colpisce, ti fa pensare a quello che è successo…

 
 

Paolo Bassolini